

La sostenibilità aziendale continua a rappresentare una delle grandi sfide del nostro tempo.
Negli ultimi anni, i criteri ESG hanno smesso di essere un plus applaudito dal mercato per diventare un asse portante della strategia d’impresa, della regolazione dei mercati e, sempre di più, della valutazione del rischio da parte di investitori e istituti di credito.
Uno dei segnali più eloquenti arriva dal fronte normativo, con un 2025 che ha portato l’implementazione della Corporate Sustainability Reporting Directive e un 2026 che si preannuncia un anno caldo su questo fronte.
Per le direzioni legali, questo cambiamento ridefinisce il perimetro delle attività. Chi oggi si occupa di compliance in un’organizzazione è chiamato a confrontarsi con un quadro in rapida evoluzione, con impatti trasversali sull’intero andamento aziendale.
I criteri ESG sono un framework standard per valutare la sostenibilità e l’impatto etico delle aziende.
La dimensione ambientale riguarda la gestione delle risorse naturali, le emissioni, la transizione energetica e l’impatto sul territorio. Quella sociale abbraccia le condizioni di lavoro, la diversità, l’inclusione, la tutela dei diritti lungo la filiera. La governance, infine, attiene alla struttura decisionale dell’organizzazione: trasparenza, composizione degli organi di controllo ed etica del management.
Per anni questi criteri sono stati percepiti più come uno strumento reputazionale che come leva strategica. Oggi il quadro è radicalmente mutato. Secondo alcune proiezioni di mercato il valore globale dell’ESG investing ha un tasso di crescita annuo che sfiora il 20%.
La Corporate Sustainability Reporting Directive, rappresenta il perno della nuova architettura europea della rendicontazione di sostenibilità. Nel solco della Non Financial Reporting Directive, la CSRD estende in modo significativo il perimetro degli obblighi informativi. Si favorisce così l’implementazione di un audit trail dei dati ESG.
Il principio della doppia materialità è un pilastro centrale della CSRD, che richiede alle aziende di valutare la rilevanza dei temi di sostenibilità da due prospettive complementari.
Tra gli obblighi cardine introdotti dalla Direttiva figurano, in primo luogo, la rendicontazione obbligatoria secondo gli ESRS, che impone alle imprese di redigere il bilancio di sostenibilità in conformità agli standard europei di rendicontazione, assicurando coerenza metodologica e omogeneità dei dati divulgati a livello unionale.
In secondo luogo, la Direttiva prevede la digitalizzazione della rendicontazione, quale strumento di trasparenza e accessibilità. Le informazioni di sostenibilità devono essere trasmesse in un formato elettronico unico e leggibile automaticamente, conforme al sistema europeo
Il quadro normativo è stato oggetto di un intervento correttivo con la Direttiva (UE) 2025/794, c.d. “Stop the Clock”, che ha posticipato le scadenze relative ad alcuni obblighi della CSRD. Approvata nell’aprile 2025 ed entrata in vigore nel febbraio 2026, la Direttiva risponde all’esigenza di ridurre gli oneri amministrativi ritenuti eccessivi per imprese e Stati membri, intervenendo anche in un’ottica di semplificazione degli ESRS. In particolare, essa dispone il rinvio di due anni degli obblighi di reporting per le grandi imprese non quotate e per le PMI quotate (dal 2026 al 2028 per taluni esercizi), lasciando invariati i termini applicabili alle prime 1.000 grandi imprese già soggette agli obblighi a partire dal 2024-2025.
L’evoluzione del quadro regolatorio europeo si traduce in una sfida professionale per i dipartimenti legali d’impresa, chiamati a presidiare un perimetro di compliance sempre più complesso.
A riguardo, assume particolare importanza quanto evidenziato dall’EY Law General Counsel Study 2025, secondo cui il 68% dei General Counsel individua nella compliance ESG la priorità assoluta della propria agenda strategica.
La centralità della compliance ESG rappresenta, altresì, un chiaro emblema dell’evoluzione del General Counsel in figura C-Level, pienamente inserita nei processi decisionali strategici dell’organizzazione.