Una professione stravolta

Jobs act: controlli a distanza su pc e telefoni aziendali
22 giugno 2015
“Il meglio della Puglia”, l’evento di Happy Network e Legos
3 luglio 2015
Guarda tutto

Una professione stravolta

Dalle Università continuano a uscire tanti laureati, molto spesso capaci e pieni di buona volontà, dopo qualche anno gli Studi si svuotano e tanti di quei laureati decidono di abbandonare la professione. È questo il paradosso che stanno vivendogli avvocati in Italia. In una congiuntura economica e sociale che ha ampliato il divario tra le classi di appartenenza dei diversi lavoratori, anche la professione legale sta attraversando un momento tutt’altro che semplice. Secondo un recente studio effettuato dal quotidiano “La Repubblica” alcuni numeri e dati fotografano un quadro a tinte poco chiare per gli avvocati italiani. Sono, infatti, circa 4000 quelli che hanno deliberatamente deciso di non praticare più, “costretti” a compiere tale passo dall’impossibilità di sostenere le spese basilari per praticare la professione. I contributi previdenziali minimi (circa 2000 euro all’anno), uniti a quota d’iscrizione, spesa di locazione e formazione obbligatoria risultano essere un fardello eccessivo per una sostanziale fetta di toghe. Così, da un lato sempre più avvocati mollano la presa, autosospendendosi e rinunciando alla carriera legale, dall’altro lato una cerchia ristretta di avvocati più affermati e già avviati continua a “mangiare” il mercato. Il solo 9% del totale monopolizza il 50% del reddito medio prodotto, una disparità davvero eccessiva. In questo quadro non compaiono bene i più giovani, basti pensare che il reddito medio degli under 40 vale circa 10000 euro in meno di quello di un dipendente pubblico. La classe legale, tuttavia, non sta a guardare. Le mobilitazioni messe in atto per ovviare a questa situazione riguardano un patto “tra generazioni e inter-reddittuale”, affinché sia possibile connettere gli studi affermati con i professionisti più giovani, per favorire gli studi multi-professionali. Si guarda, inoltre, al Consiglio Nazionale Forense e ad alcune norme previste dal codice, come l’abolizione dell’articolo 21 e il ripristino dell’obbligo di contribuzione a Cassa solo al di sopra di un certo reddito, oltre alla facilitazione di una maggiore concorrenza. In questo recentemente il Garante si è espresso nettamente a favore delle richieste avanzate dagli avvocati in tema di pubblicizzazione della propria attività.