Sicurezza nei tribunali: un momento caldo

Jobs act: le novità del contratto di lavoro a tutele crescenti
26 marzo 2015
Ecco la nuova legge elettorale
6 maggio 2015
Guarda tutto

Sicurezza nei tribunali: un momento caldo

Non si placa l’eco cresciuta in questa settimana in seguito all’ormai tristemente nota sparatoria avvenuta presso il Palazzo di Giustizia di Milano lo scorso 9 aprile, dove hanno perso la vita un giudice, un avvocato e un imputato.  All’inevitabile cordoglio rivolto verso le famiglie delle vittime hanno fatto seguito dibattiti, confronti e, molto spesso, anche polemiche sulla gestione della sicurezza e i criteri di accesso che consentono l’ingresso nei tribunali italiani. L’accertamento delle cause della tragedia e delle eventuali falle che l’hanno resa possibile hanno, si potrebbe dire inevitabilmente, provocato a cascata una serie di reazioni, in primis l’inasprimento dei controlli nei varchi dei tribunali. Un provvedimento che è entrato in contrasto con le quotidiane attività di tutti gli operatori delle varie sedi di Giustizia, in quanto ha creato rallentamenti, ritardi e, nelle situazioni più estreme, perfino momenti di tensione. È quanto è accaduto martedì 14 presso il Tribunale di Napoli, dove la lunga fila e la presunta lentezza dei controlli sono stati causa scatenante di un’autentica carica di avvocati, assistenti e praticanti. Ne è emersa una ressa che ha coinvolto anche le forze dell’ordine impegnate a garantire i controlli di accesso al tribunale, con un bilancio di una porta di vetro sfondata, quattro agenti e alcuni avvocati feriti. Un episodio che ha spinto l’Ordine partenopeo a indire tre giorni di agitazione, evidenziando che “la recente disposizione della Procura Generale di Napoli non ha consentito e non consente il regolare svolgimento delle udienze civili e penali nel nuovo Palazzo di Giustizia impedendo l’esercizio della professione forense”. Gli avvocati, dunque, hanno chiesto “la revoca di tale disposizione che penalizza l’effettivo esercizio della giurisdizione” e hanno deliberato “lo stato di agitazione dalle udienze civili, penali, amministrative e tributarie e da ogni attività giudiziaria per i giorni 15, 16 e 17 aprile 2015”. Un inasprimento della situazione e delle prese di posizione che ricadrà, come spesso succede, sulla cittadinanza e al quale sarà necessario ponendo rimedio, a partire da un percorso di adeguamento dei mezzi a disposizione per garantire la tutela della sicurezza nei palazzi di Giustizia. Sarebbe necessario un intervento strutturato e progettuale, in modo che non bisogni attendere ogni volta una tragedia prima di tentare di porre rimedia, spesso con misure improvvisate e talvolta caotiche, come sta accadendo nei tribunali in questi giorni. Limitarsi a controllare non è sufficiente, bensì occorre prevenire i rischi e segnalare episodi e situazioni di degrado o abbandono. Questi possono e devono essere i primi step per inaugurare un percorso rivolto verso la sicurezza, tutela dell’ordine e garanzia di trasparenza. Risposte in tal senso sono urgenti e doverose, perché inammissibile che perfino i Palazzi di Giustizia possano essere tacciati come luoghi a rischio.