Pubblicità online per gli avvocati: svolta dall’Antitrust?

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Pubblicità online per gli avvocati: svolta dall’Antitrust?

È presto per affermare che sia arrivato il momento di sdoganare definitivamente il tema della pubblicità sul web anche per la professione forense, ma se è vero che due indizi fanno una prova è probabile che si stia andando in questa direzione, perché di indicazioni in tal senso ce ne sono più di una.  Dopo lo stop del Tar del Lazio al nuovo regolamento che disciplina le elezioni nei Consigli degli Ordini, per il quale è stato chiesto anche l’intervento del ministro Orlando, un provvedimento dell’Antitrust ha puntato il dito nuovamente contro il Codice Deontologico degli Avvocati. Precisamente, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha bocciato la norma voluta dal Consiglio Nazionale Forense, che limita fortemente la possibilità per gli avvocati di essere presenti online su siti diversi da quello del proprio studio. Una presa di posizione, quella del CNF, apparsa a senso unico, nonostante le perplessità, in alcuni casi anche le proteste, degli avvocati. Critiche mosse evidentemente a ragion veduta, stando a quanto pubblicato nel provvedimento n. 25487 del 15 giugno 2015. “Il vigente codice deontologico forense – si legge nel testo dell’Authority – prescrive al comma 9 che ‘L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo Studio Legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso’, aggiungendo al comma 12 che ‘la violazione dei doveri di cui ai precedenti commi comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura’”. Ma l’Antitrust ha visto in questa restrizione un chiaro e netto contrasto con i principi e le valutazioni effettuate dall’Autorità stessa nel provvedimento n. 25154 del 22 ottobre 2014, con il quale l’Antitrust aveva sanzionato il Consiglio Nazionale Forense, per aver ristretto la concorrenza sui compensi professionali, con una multa molto cara, da quasi un milione di euro. Insomma, il cambio di rotta sembra inevitabile, perché le decisioni del Garante appaiono nette e in pieno contrasto con il CNF, a totale vantaggio di una liberalizzazione sul web da tempo auspicata dagli avvocati e da più parti considerata a passo con i tempi. Resta da verificare tempistica e, soprattutto, in quali modalità il CNF recepirà tali disposizioni.