La Corte Europea ha condannato l’Italia sul riconoscimento dei diritti civili

Arriva JurisWiki, la piattaforma open per le sentenze online
14 luglio 2015
Ddl concorrenza: le possibili modifiche
5 agosto 2015
Guarda tutto

La Corte Europea ha condannato l’Italia sul riconoscimento dei diritti civili

La sentenza era nell’aria e in effetti non ha tardato ad arrivare. La Corte Europea di Strasburgo ha definito l’Italia colpevole di non aver ancora introdotto nel proprio ordinamento giuridico il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. In particolare, i giudici della Corte Europea si sono pronunciati in merito alla violazione dei diritti di tre coppie omosessuali per quanto riguarda l’articolo 8 della Convenzione europea: il diritto al rispetto per la vita privata e familiare. L’Italia, in quanto stato membro facente capo alla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), teoricamente sarebbe già da tempo tenuta a legalizzare l’unione tra persone dello stesso sesso, non necessariamente il matrimonio, ma finora nulla si è mai mosso in tal senso. Nello specifico, il giudizio di Strasburgo è stato emesso all’unanimità nell’ambito del caso sollevato da Enrico Oliari e altri contro l’Italia nel 2009, a causa della mancata possibilità di vedere riconosciute le proprie unioni nel nostro Paese. La Corte ha motivato la sua decisione precisando che “la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile (…). Le coppie omosessuali – prosegue la Corte – hanno le stesse necessità di riconoscimento e di tutela della loro relazione al pari delle coppie eterosessuali. Per questo l’Italia e gli Stati firmatari della CEDU devono rispettare il loro diritto fondamentale a ottenere forme di riconoscimento che sono sostanzialmente allineate con il matrimonio. L’Italia è l’unica democrazia occidentale a mancare a questo impegno”. Su quest’ultimo punto andrebbe precisato che anche in Grecia la situazione è identica a quella italiana e, in seno ai membri del Consiglio d’Europa, così pure in alcuni Paesi dell’est, quali Turchia, Polonia, Bulgaria, Romania, Russia, Slovacchia e Ucraina. La parola, comunque, ora passerà nelle mani del Parlamento. Il Governo ha già dato piena disponibilità ad far approvare il ddl sulle unioni civili già a settembre in Senato, ma molte perplessità sono già state mostrate da alcune aree della maggioranza e dell’opposizione.